Rimedi per l’ansia: religione, preghiera e meditazione

 

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Rimedi per l’ansia…tra i più insoliti spuntano religione e preghiera oltre la meditazione.

Nel web imperversano articoli per aiutarci nella nostra battaglia quotidiana contro ansia e stress.

Rimedi tutti validi e importanti da seguire.

Ma navigando ho trovato un articolo diverso che parlava di una ricerca svolta dall’università di Toronto e pubblicata sul “Psychological Science” che conferma la fede e preghiera come rimedi per l’ansia.

Mi ha incuriosito e ho voluto approfondire la ricerca.

Michael Inzlicht e il suo staff hanno confrontato tramite il test di Stroop come individui credenti e non reagissero in modo differente a stimoli di pericolo e errore. Il test di Stroop consiste nell’applicazione di elettrodi per misurare la risposta del cervello ad uno stimolo.

In questo studio ci si è concentrati in particolare sulla corteccia angolare. Quest’ultima è la parte del nostro cervello in grado di elaborare situazioni di pericolo e problemi a livello inconscio. Dagli studi si è notato che l’attività della corteccia angolare risulta essere minore in individui credenti rispetto ad individui atei in caso di errore.

Conosco molte persone credenti di fede cristiana cattolica e potrebbe essere utile per loro concepire la religione anche come un aiuto concreto per combattere lo stress quotidiano.

Il discorso della fede religiosa e la preghiera però vale per qualsiasi religione e credenza, non necessariamente  quella cristiana.

Ma vediamo quali aspetti della preghiera possono essere importanti come rimedi per l’ansia.

La preghiera consiste nel mettersi in contatto con il “sacro” tramite parola e/o pensiero. Si prega per lodare, chiedere aiuto, ringraziare, semplicemente sfogarsi, ringraziare, chiedere una grazia ed esprimere devozione.

La preghiera quindi è semplicemente un dialogo, spesso colmo di speranza con qualcosa o qualcuno che consideriamo più “grande di noi” al quale riponiamo tutta la nostra fiducia e devozione.

Al momento della preghiera siamo solo noi e il nostro divino. Quindi ci mettiamo in una condizione di pace.

Durante l’atto di preghiera ci concentriamo spesso sui noi problemi, sulle nostre richieste, sulla richiesta di aiuto per superare le difficoltà o trovare una soluzione a situazioni avverse.

Tutto questo non solo ci permette uno sfogo che spesso può portare ad una minimizzazione del problema, ma ci rende anche consapevoli.

Infatti siamo concentrati sul qui ed ora, ci concentriamo sulle nostre sensazione, i pensieri scorrono a raffica. In un primo momento scorrono di getto, tutti insieme in modo confuso e disordinato. Piano piano prendono forma e ordine, li si libera poco per volta e si prende consapevolezza.

Il fatto di rivolgersi ad un essere considerato superiore, ci fa sentire più al sicuro. Sentiamo conforto, fiducia. Sappiamo in qualche modo che le nostre tribolazioni sono ascoltate e da questo ne traiamo conforto e benessere.

Nel porre delle richieste acquistiamo fiducia e ci sentiamo più forti perchè sappiamo che queste verranno ascoltate ed esaudite.

E’ importantissimo anche l’aspetto del ringraziamento. Durante l’atto della preghiera (di solito all’inizio), si ringrazia la divinità per le cose belle che abbiamo nella vita. Ciò ci porta a concentrarci sugli aspetti positivi e la gratitudine dà sensazioni positive e di incoraggiamento.

Quando abbiamo ringraziato, ci siamo liberati da problemi, abbiamo richiesto aiuto ci sentiamo confortati, speranzosi e quindi più forti. Con la preghiera prendiamo consapevolezza, facciamo ordine tra i nostri pensieri e ci inondiamo di sensazioni positive.

Magari quando rientriamo dal lavoro invece di “divanarci davanti la tv” proviamo a rivolgere un ringraziamento e a parlare con qualcuno di più grande di noi nel quale riporre tutti noi stessi.

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